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FACCEdaTEATRO
di
PIETRO SPAGNOLI

Le FACCEdaTEATRO: le vedo attorno a me ogni volta che varco l´entrata riservata agli artisti. Iniziano a passarmi di fronte, indaffarate o calme; con le braccia cariche di oggetti, oppure a mani vuote. Si muovono portando strumenti dalle varie forme e dai suoni differenti. Sono vestite di strani colori, oppure con abiti di scena.

C’è chi ha il viso ben truccato, e chi ha steso solo una riga di matita nera sugli occhi; chi nemmeno quella. Tra loro figure di uomini in giacca e cravatta, di donne vestite in modo semplice e formale; e altri ancora che vedi passare con indosso una maglietta e dei pantaloni da lavoro.

Insomma, il mondo del teatro che vive e lavora in un luogo che resta segreto al pubblico. Quasi un grande formicaio, dove ognuno ha il suo compito ben preciso: ognuno adempie al suo ruolo.
Come una grande Opera Lirica ha bisogno dei differenti timbri vocali e strumentali, così la produzione dello spettacolo nel Teatro necessita di questa infinità di mestieri che concorrono all´unico traguardo: aprire il sipario.

Erano anni che mi guardavo intorno. Vedevo volti provenienti da ogni capo del mondo. Visi di artigiani, cantanti, impiegati, macchinisti, sarti, truccatori, uscieri, orchestrali, ballerini, registi e i loro assistenti, datori luce, addetti ai sottotitoli, scenografi e coreografi, pianisti, accordatori, cuochi e attrezzisti e mi domandavo se il pubblico potesse immaginare di quanta energia e sinergia il teatro ha bisogno.

Probabilmente no. Non si pensa che ogni singolo istante sul palcoscenico significa ore di lavoro, concentrazione e impegno da parte di tanta gente.
Io, artista della voce e del canto, sono ben in evidenza. La gente mi conosce, ma non sa che il buon risultato del mio lavoro è figlio di un truccatore silenzioso, di una sarta veloce, di un direttore d´orchestra ispirato, d´un regista rispettoso, d´un impiegato solerte e di tutte le maestranze.

Il mio desiderio era di riuscire a “raccontare” quelle facce che mi circondano. Volti di persone con cui ho cercato di entrare in confidenza, e di cui conservo il ricordo.

Questo vuole essere anche una sorta di ringraziamento per il loro prezioso lavoro.

Non sono uno scrittore (troppa fatica, anche per queste poche righe). Non sono un regista, né un pittore.

Oggi per loro sono un fotografo.

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